«Parlato Sabretooth»
"Pensato Sabretooth"
Passo dopo passo, in un caldo pomeriggio di metà Giugno, Sabretooth avanzava lungo la strada principale del quartiere dove attualmente risiedeva. Un posto di merda, per dirla semplicemente.
I jeans che indossava, strappati in più punti, mostravano la pelle dura e pelosa che copriva quei muscoli ora impegnati a riportare il mutante a casa dopo un simpatico pomeriggio di morte, testimoniato dalla grande macchia di sangue che regnava sulla sua canottiera un tempo bianca.
E pensare che questa volta proprio lui non aveva fatto niente, questa volta.. Si era trovato solo nel posto sbagliato al momento sbagliato. Un agguato di qualche misterioso agente con l'ordine di fermarlo, ed ecco spiegato il liquido che macchiava i suoi vestiti e la sua anima.
Percorse gli ultimi metri di quella strada semi-deserta, non prestando attenzione a niente e a nessuno, anche se qualcuno poteva benissimo averlo seguito dopo il fattaccio. Entrò nel vicolo che c'era tra il palazzo in cui abitava e quello di fronte, molto vicini tra di loro, spiccò un balzo ed aderì ad una delle due pareti, per poi saltare da un lato all'altro, fino ad arrivare al terzo piano. Si aggrappò al cornicione con gli artigli, con una mano aprì la finestra ed entro, richiudendola alle sue spalle.
Era molto innervosito, anche se la strage di poco prima aveva placato -seppur leggermente- la sua sete di sangue. Probabilmente gli sarebbe tornata entro cinque minuti, o anche prima, dato quello che stava per succedere.
Dopo aver chiuso la finestra Sabretooth si avviò verso il bagno malmesso di quella casa in stato di abbandono, già in procinto di togliersi la canottiera, quando un rumore lo fece fermare.
Era ancora con le spalle rivolte al passaggio da cui era entrato, ed il duplice ticchettio sul vetro fu seguito da una voce, di cui ricordava qualcosa di confuso. I suoi piedi, fissati al pavimento, si limitarono a ruotare lentamente, fino a quando non potè guardare in faccia quello strano uomo sull'aliante, che aveva avuto modo di conoscere in passato.
"Che cazzo vuole?" Pensò decisamente irritato da quella vista, che tra l'altro gli ricordava l'Uomo Ragno, eroe mai andatogli a genio. Si avvicinò a passo lento verso la finestra, aprendola di poco, affinchè al massimo filtrasse la sua roca e cupa voce.
«Non è giornata» Disse semplicemente, con tono fermo e nervoso, sperando di non incappare in altre rogne.