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Creature Mistiche, L'apparizione del Satiro
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CITAZIONE
I fatti narrati si svolgono prima dei seguenti avvenimenti.
[X] [X]

Nella mitologia greca il Satiro è un abitante dei boschi e delle montagne, rappresentato come un uomo con caratteristiche animali, per l'esattezza con buona parte del proprio corpo come quello di una capra. Era la personficazione della forza vitale della natura e spesso si ritrovava a danzare tra ninfe e suonare il proprio flauto.
Incontrarne uno a Central Park, una pianura composta da qualche albero sparuto, perlopiù solo e pensieroso, era un fatto alquanto insolito.
Era inoltre davvero inusuale la strana aurea verde pallido che avvolgeva il corpo di Julian, man mano che Remy gli si avvicinava. Il giovane sedeva su di un tronco d'albero disteso sull'umida erba notturna e lanciava svogliatamente piccoli sassi nel ristretto specchio d'acqua che aveva davanti a sé, assorto nei propri pensieri. L'incresparsi dell'acqua distorceva la perfetta sfera lunare riflessa al centro dello stagno.
Remy percorse i deserti vialetti in terra battuta del parco tenendo stretti a sé i lembi superiori del cappotto per ripararsi dal freddo pungente delle ore notturne, sino a raggiungere la postazione di Julian. Il primo fu talmente silenzioso ed il secondo sì immerso nella profondità della propria mente, che il Satiro non s'accorse della presenza di un altro individuo finché questi non gli fosse stato accanto e avesse proferito parola.


- Dovresti sérieusement trovarti passatempi migliori, Julian. -

Una nuvola di vapore acqueo uscì dalla bocca del mutante mente pronunciava queste poche parole. Infreddolito decise infine di sedersi sullo stesso tronco a un paio di metri dal ragazzo.



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Central Park, NY. Notte fonda.
La luna, splendida nella sua pienezza, illuminava debolmente un piccolo laghetto. Proprio di fronte a quel laghetto, seduto appoggiato ad un tronco d'albero, c'era il giovane Julian Keller. O Satiro, come si faceva chiamare nei tempi d'oro, per quanto dorato potesse essere il breve periodo in cui Julian, un tempo studente all'Istituto Xavier per giovani Dotati, aveva accarezzato il sogno di poter diventare un vero eroe, al pari degli X-Men, dei Vendicatori, dei F4.
Era passato ormai molto tempo da quando aveva dovuto abbandonare la scuola, i professori, ma sopratutto i suoi compagni, i Satiri; in tutto questo tempo, Julian si era trovato spesso, proprio come in quel preciso istante, a pensare a tutte quelle cose, ed in quei momenti la sua mente era totalmente assorta. Ecco perchè il Satiro non si accorse che una nuova presenza si era avvicinata fino ad una distanza di due metri; quando questa persona parlò, Julian, ignaro del suo arrivo, sussultò e si girò di scatto, sorpreso ma anche contrariato: non gli piaceva essere colto di sorpresa.

CITAZIONE
- Dovresti sérieusement trovarti passatempi migliori, Julian. -

*ma chi è questo qui?!... quell'accento cajun...e poi mi sembra familiare...*

Poi il Satiro notò le rosse iridi dell'uomo e lo riconobbe all'istante.

Ma tu sei... Gambit!

L'apparizione dell'X-Man di New Orleans aveva stupito profondamente Julian: il giovane mutante si era ormai abituato all'idea di aver chiuso per sempre con le faccende di eroi e supercattivi, anche se con rammarico. Tuttavia, Gambit, alias Remy LeBeau, era arrivato, e il giovane telecineta non poteva fare a meno di chiedersi perchè.
L'impazienza era forte, ma Julian decise comunque di mostrarsi distaccato mentre poneva le domande che aveva in mente dal primo momento in cui aveva riconosciuto Gambit...

Bè, signor LeBeau, come ha fatto a trovarmi? E... perchè è venuto da me?

Il freddo si faceva sentire, e tanto anche! Ma ormai Julian non ci faceva neanche caso; la sua attenzione era del tutto proiettata su Gambit...



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Remy sorrise educatamente all'esclamazione di stupore del giovane. Rimase poi in silenzio per lasciare a Julian il tempo di risistemare le idee e distogliere un'espressione meravigliata dal suo volto. Proseguì poi con un tono più formale, probabilmente per compensare la troppa foga con la qule aveva esordito quella conversazione.
Gambit rispose pacatamente, seppur con un breve sospiro.


- Vedi, Julian, il periodo di stallo che ci ha fatto vivere alcuni anni nell'anonimato e nella serenità di un'esistenza priva di pericoli è improvvisamente cessato da qualche tempo. Le tenebre che avvolgono la malvagità si stanno espandendo sempre più. I signori del male si stanno riorganizzando, e così anche noi. Per questo ti chiedo di appoggiare nuovamente la nostra causa e riprendere la lotta per la salvaguardia dell'umanità.-

Furono probabilmente le ore notturne, o la languida luce lunare, o la mistica realtà di quel luogo, che ispirarono al mutante parole così vere e al tempo stesso così profonde. Riprese fiato ed appoggiò le proprie mani sull'umida corteccia del tronco sul quale erano seduti. Attese dunque un commento da parte del ragazzo.



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*Incredibile...*

Quello il primo pensiero di Julian dopo il racconto del mutante chiamato Gambit; l'idea di tornare ad essere il Satiro, di usare i suoi poteri telecinetici per il bene dell'umanità, di unirsi agli altri supereroi, mutanti e non, per combattere il male, ridiede al giovane mutante una speranza in fondo mai sopita: quella di uscire da quella vita tranquilla che avrebbe soddifatto il più delle persone, e tornare all'azione da eroe. Il giovane si costrinse a tenere sotto contorllo l'eccitazione, e disse a Gambit:

"La mia risposta è si, signor LeBeau. Accetto di unirmi a voi per affrontare di nuovo la minaccia rappresentata dai signori del male; mi dica solo quello che devo fare..."

Con queste poche, semplici parole, Julian Keller accettava la proposta dell'X-Man originario di New Orleans, e aspettava che lui replicasse...



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Remy osservò l'emozione mista ad una convinzione pregna di carica morale crescere nel luccichìo delle iridi di Julian. Questa volta non sorrise; si limitò soltanto a sancire con un cenno del capo la decisione presa dal giovane.


- Très bien. -

Prese una pausa, diede uno sguardo attorno a sé, poi riprese.


- Ciò che ti è richiesto, Julian, è una semplice dimostrazione dei tuoi poteri. Dobbiamo accertarci che ogni singolo membro della nostra organizzazione sia indispensabile alla nostra causa e non si riveli un peso col passare del tempo. -

Si guardò nuovamente attorno: voleva essere sicuro che quella conversazione rimanesse privata e che non ci fosse nessuno nei paraggi, nemmeno civili. Così fu e spostò il proprio sguardo in direzione del cristallino riflesso lunare, traendo un sospiro malinconico.


- Sta a te decidere se voler dimostrare quello che sei ancora in grado di fare attraverso una serie più o meno complessa di esercizi telecinetici oppure confrontandoti in un breve scontro diretto con il sottoscritto. Ton propre choix. -


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Julian stette in silenzio ad ascoltare quello che Gambit aveva di dire;

CITAZIONE
- Ciò che ti è richiesto, Julian, è una semplice dimostrazione dei tuoi poteri. Dobbiamo accertarci che ogni singolo membro della nostra organizzazione sia indispensabile alla nostra causa e non si riveli un peso col passare del tempo. -

*LeBeau dice cose sensate; a nessun gruppo serve un peso inutile, è quello che dicevo sempre io ai tempi dell'accademia...*

riscossosi dai suoi pensieri, il giovane mutante stava per chiedere in cosa sarebbe consistito il test, ma Gambit gli tolse letteralmente le parole di bocca;

CITAZIONE
- Sta a te decidere se voler dimostrare quello che sei ancora in grado di fare attraverso una serie più o meno complessa di esercizi telecinetici oppure confrontandoti in un breve scontro diretto con il sottoscritto. Ton propre choix. -

"se mi conosci almeno un pò, Gambit, conosci già la mia scelta... scelgo di combattere, se non altro per sgranchirmi un pò le gambe, oltre che la mente... inoltre, io non mi tiro mai indietro davanti a uno scontro, anche se ''amichevole''... "

Il Satiro sorrise spavaldo dopo aver pronunciato quelle parole; la sua mente, però, era impegnata in tutt'altro ragionamento...

*è da tanto che non uso la mia telecinesi: credo di essere un pò arrugginito... beh, immagino che sia un pò come andare in bicicletta: una volta imparato, non si può scordare più... almeno spero...*

"preparati, Gambit! inizio io, se non ti dispiace..."

A quel punto, gli occhi di Julian si illuminarono di un bagliore verde, segno distintivo ad indicare che in quel momento il ragazzo aveva inziato ad usare la telecinesi;
il parco era deserto a quell'ora, lo sapeva, quindi era libero di esibire le sue abilità senza restrizioni...
lo stesso bagliore verde circondò il corpo di Julian mentre si sollevava in aria; il ragazzo inspirò forte mentre saliva sempre più in alto: era una sensazione splendida potersi affidare di nuovo ai suoi poteri, una sensazione che non provava di tempo...
Ad ogni modo, non era quello il motivo che lo aveva spinto ad allontanarsi da Gambit;

*Restare nella posizione di prima, così vicino a LeBeau è troppo rischioso; soprattutto considerando che lui ha il pieno controllo dei suoi poteri ed è certamente più allenato di me; meglio non correre questo rischio: d'altronde, il mio forte è il combattimento a distanza...*

Dopo aver raggiunto i tre metri di altezza, e dopo aver analizzato rapidamente la situazione, Satiro tese la mano sinistra verso un mucchio di sassi da lui accumulati per lanciarli nel laghetto vicino e applicò ad essi la sua telecinesi: subito, i sassi si sollevarono dal terreno a varie altezze e, ad un successivo gesto della mano del Satiro, si diressero a velocità moderata verso Gambit...

"E questo è soltanto il riscaldamento!"

Esclamò beffardo Julian mentre attendeva di vedere come avrebbe reagito il Cajun...

Edited by dado2600 - 2/10/2008, 15:38

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Edited by Takke - 12/10/2008, 00:48


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dato che è praticamente impossibile quotare l'ultima parte che riguarda i tuoi consigli, dico solo che ti ringrazio :xd: ... ne terrò conto!


*Julian vide Gambit evitare il suo attacco con una facilità quasi disarmante da Gambit;*

°ma che!... ha evitato i sassi senza fare il minimo sforzo!°

*sebbene fosse un pò ingenuo da parte sua, Satiro aveva davvero creduto che un simile attacco avrebbe potuto mettere in difficolta Gambit, non tenedo conto del fatto che l'esperienza, la forma fisica, il controllo del Cajun che in quel momento erano nettamente superiori ai suoi.

inoltre, Gambit si trovò ad incitare Julian con un tono irrisorio, quasi di sfida; probabilmente, conoscendo il carattere del giovane telecineta, sperava di far leva sul suo orgoglio per spronarlo a fare di meglio*

°ma chi si crede di essere, questo?! ora gli faccio vedere io...°

*il Satiro arrossì lievemente, imbarazzato; in quel momento, era più preoccupato di trovare un modo per restituire pan per focaccia a Gambit, che di concentrarsi sulla sua telecinesi, che lo teneva sospeso in aria;

Di conseguenza, l'aura verde intorno al suo corpo svanì per un attimo, e il giovane Satiro si trovò a cadere verso il basso. Fortunatamente, il mutante riuscì a riprendere il controllo dei suoi poteri dopo pochi istanti, impedendo così non solo una caduta che avrebbe potuto rivelarsi alquanto pericolosa, ma anche una figuraccia agli occhi di colui che in quel momento lo stava mettendo alla prova: e Julian odiava sentirsi impreparato o inferiore, in qualsiasi circostanza.*

"su una cosa ti dò ragione: posso sicuramente fare di meglio... e te ne accorgerai!"

*ancora levitando in aria, Julian riflettè per qualche istante su quanto fosse più difficile controllare i proprio poteri dopo tanto tempo di inattività: l'episodio di pochi istanti prima bastava a testimoniarlo. Tuttavia, l'offerta di Gambit lo aveva spinto a volerci provare di nuovo, a tornare in pista, e a lui non importava quanto difficile sarebbe stato...

Nel frattempo, si guardò intorno e vide poco lontanto, a circa un metro di distanza dalle spalle di Gambit, una panchina in ferro battuto, vuota, e gli venne in mente la sua prossima mossa*

°vediamo se quella è abbastanza per farlo ''spostare''...°

*A quel punto, Satiro focalizzò la sua telecinesi sulle panchina, che fu avvolta dal caratteristico bagliore verde; in un primo momento, Julian non riuscì a sollevarla: il suo primo tentativo aveva soltanto spostato la panchina di qualche centimetro, fortunatamente senza produrre alcun rumore: se Gambit se ne fosse accorto, la mossa di Julian sarebbe andata in fumo.*

°dannazione!... da quando non riesco a sollevare una misera panchina?! devo concentrarmi di più... ma nello stesso tempo devo distrarre LeBeau, altrimenti scoprirà cos'ho in mente...°

"Bè, signor LeBeau... impressionante come lei sia riuscito ad evitare il mio attacco..."

*mentre parlava, Julian riuscì finalmente a sollevare la panchina alle spalle del Cajun: quindi, all'improvviso, si interruppe, e tese il braccio verso Gambit. La panchina scattò in avanti, dritta verso l'X-Man...*



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Mentre Remy gongolava compiaciuto all'azione di gran classe appena intrapresa, venne distolto dai propri pensieri da una perdita di quota nel volo del ragazzo, anomalia che lo costrinse a concentrare la sua attenzione su Julian.
Non fece motto. Acquisì invece un'atteggiamento più serioso. Comprendeva benissimo la voglia di strafare e la profonda convinzione di essere migliori, sebbene inesperti. Gli ricordò molto la sua infanzia, quando da giovane ladruncolo da strada venne poi preso sotto le ali della Loggia di Jean-Luc LeBeau. In questo momento nutriva un profondo rispetto verso il ragazzo.
Aspettò che Julian riacquistasse un atteggiamento più risoluto e ricominciasse a sfruttare le sue abilità telecinetiche. Tuttavia nel momento in cui il ragazzo sembrava più concentrato nella prospetiva di un attacco futuro, lo stesso si mise ad esporre le proprie considerazioni in merito alla precedente manovra difensiva dell'X-Man.
Qualcosa non andava.
E quando il braccio di Julian scattò in avanti in direzione di Gambit, fu ancora più evidente.
Remy dapprima non seppe cosa fare. Non capiva in che modo quel braccio teso verso la propria persona stesse interagendo con essa; non sentiva del resto alcuna pressione anormale sul proprio corpo. Provò a guardarsi attorno, ma non ne ebbe il tempo, in quanto un ingente spostamento cinetico dietrò di sé ed un sibilo seguito da uno spostamento d'aria attrassero enormemente la sua attenzione.
Il da farsi era più che mai incerto; le sinapsi febbrilmente all'opera.
L'unico risultato di questa elaborazione fu l'elusione, come al solito: compiere un balzo per evitare di trovarsi sulla traiettoria di qualsiasi cosa. Avrebbe funzionato anche stavolta se non fosse stato già troppo tardi. Quando infatti il mutante si staccò di qualche centimetro dal suolo per effettuare il salto, venne travolto da un qualcosa di duro e metallico che lo colpì alle cosce e alla schiena, mettendolo in una posizione seduta.
Una panchina? Beh, il mutante fece di tutto per aggrapparsi ad essa e non cadere rovinosamente al suolo. Del resto ora stava viaggiando su di una panchina volante. Una sensazione alquanto...inusuale. L'unico problema è che l'oggetto era in balia della telecinesi di Julian.



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*Julian fece un largo sorriso quando vide che la sua strategia era riuscita; nonostante Gambit avesse capito che l'assalto telecinetico del Satiro non era rivolto direttamente a lui, la panchina controllata da Julian colpì comunque l'X-Man dietro la schiena.*

°Bene, ce l'ho fatta! Sono finalmente riuscito a colpirlo!°

*Tuttavia la panchina, nel colpire Gambit, lo aveva messo proprio in condizione di sedervici sopra.*

°Ma che...?!°

*La panchina era ancora sotto il controllo psionico del Satiro, ma il suo peso era notevolmente aumentato, a causa della presenza di Gambit. Con grande sforzo, Julian mantenne il controllo della panchina, facnedola salire sempre più in alto, nella speranza di disarcionare Gambit, quando all'improvviso gli venne un'idea:*

°Non ti stacchi, eh? Magari un tuffo nel lago ti... rinfreschera le idee!°

*All'improvviso, Julian bloccò la corsa della panchina, che restò ferma a mezz'aria per qualche istante. Poi tese il braccio verso il laghetto vicino e la panchina iniziò a dirigersi verso di esso a velocità moderata.*

"Beccati questo, LeBeau!"

*Lo sforzo era grande: per questo Julian decise di risparmiare una parte delle sue energie scendendo a terra, mentre la panchina si accostava sempre più al lago...*



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