Si alzò dal trono usato come giaciglio, sospirando, come se ogni corrente d'acqua gelida fosse una boccata d'aria fresca.
Ash-ta!-Chiamò con forza. E la sua foce fu come il rombo della tempesta fra le argentee vie di Atlantide-
Ash-ta, vieni a me ti dico!Gridò ancora spazientito.
Un ometto alto non più di un metro fece il suo ingresso trascinando la candida ma troppo lunga tunica che indossava. Possedeva in tutto e per tutto le fattezza di un atlantideo. Gli occhi squaleschi e la pelle color del mare lo confermavano, ma la sua stazza, il suo goffo intercedere e il suo corpo rinsecchito dall'età, non lo rendevano magnifico come sarebbe dovuto apparire. Ash-ta era infatti il primo dei consiglieri di atlantide, il più antico e venerabile di loro, e, se non il più magnifico, senz'altro il più saggio.
"Eccomi, mio re...alla mia età non è più facile muoversi come una volta. Sono al vostro servizio."
Concluse inchinandosi con reverenza.
C'è qualcosa che mi tormenta, amico mio...qualcosa che riesce a perpetrare il male anche nei sogni più lieti. Da ormai due lune non riesco più a riposare come vorrei...è divenuta quasi un ossessione. E la scia di fallimenti alle mie spalli non fa che bruciare, come il morso della murena."Sire, a cosa vi riferite, di grazia?"
Lo guardò indispettito, inarcando un sopraciglio, come se avesse dovuto conoscere la risposta per principio.
Parlo del più potente fra i doni di Nettuno...l'oggetto che dovrei stringere a me in guerra e in pace, un baluardo di forza e prosperità, la leggendaria triade dei mari.Il vecchio consigliere non riuscì a trattenere una lieve risata e rispose a quelle disquisizioni con un tono quasi sardonico, ma moderato, che il principe tollerò con non poco fastidio.
"Signore, avete tentato invano più volte...io credo ormai da tempo che il leggendario tridente non sia altro che questo: una leggenda."
Taci, servo! Prega che mai più oda tali parole! Il tuo verbo non può arrischiarsi a divenir bestemmia, non qui ad Atlantide."Perdonatemi, maestà..."
E così sia...tornando al mio sogno, mio buon consigliere, ritengo che esso non sia un semplice frutto nel fardello onirico che opprime i miei pensieri, ma un segno. Fino ad oggi non avevo ritenuto opportuno arrendermi, non solo perchè credo fermamente nella sua esistenza, ma anche perchè il messaggio che sarebbe giunto al mio popolo sarebbe stato sbagliato. E proprio quest'oggi, all'apice della mia sopportazione, ho sognato e ho veduto."Capisco. Quando intendete partire?"
Chiese, cogliendo all'istante il proposito del sovrano, prima che esso si perdesse in inutili dialoghi, che non avrebbero fatto altro che prolungare quell'incontro infruttuoso.
Ora. Lascio a voi la sicurezza di Atlantide fino al mio ritorno. Mi auguro di non avere a pentirmene in seguito..."Abbiate coraggio, principe Namor...sovraintenderemo la città come se non ve ne foste mai andato...che la luce di Atlantide vi illumini la via."
Che possa rivedere il giorno in cui scorgerò ancora i suoi padiglioni...a presto. Ash-ta...a presto.Detto questo il figlio vendicativo si appresta ad attraversare mari e oceani seguendo la via dei suoi sogni, e lascia la sua amata patria, convinto di riuscire nel suo intento, ma non di tornare.
Lancia un ultimo sguardo verso i bianco torioni e sorride sereno.